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La tassazione sul trading di opzioni binarie

La tassazione sul trading di opzioni binarie

Uno dei temi più complessi da affrontare quando si parla di trading di opzioni binarie è la tassazione cui i trader sono soggetti qualora – come si spera – l’attività di trading in questione sia stata proficua, e quindi abbia generato reddito. Dal momento che è iniziato il processo di regolamentazione dei broker, in particolare su suolo europeo, è prevedibile che diverrà sempre più importante essere in grado di dichiarare nella maniera corretta le proprie rendite ottenute con le opzioni binarie.

Anzitutto è importante comprendere che la dichiarazione al fisco dei guadagni ottenuti attraverso il trading di opzioni binarie è un dovere che fa capo all’individuo, e non ai broker: la politica della maggior parte di essi – se non tutti – è quella di astenersi dal comunicare all’erario sia i nomi che i risultati dei propri clienti (salvo una richiesta specifica, ottenuta per vie legali, nel qual caso il broker si ritiene sollevato dagli obblighi legati alla privacy e cambia la propria politica per venire incontro alle istituzioni: in genere, però, questo tipo di eventualità è legata a questioni giudiziarie che riguardano il singolo trader, e non ha nulla a che fare con le normali prassi), anche perchè nessuno di loro, praticamente, ha sede sul suolo nazionale. Pertanto – ed è importante sottolinearlo – è dovere di ogni trader dichiarare i redditi legati alle proprie attività di trading al governo italiano.

Una volta chiarito questo elemento, passiamo a quello che possiamo dire con un buon margine di certezza sull’argomento: è intuibile che con il riconoscimento delle opzioni binarie come strumento finanziario da parte della Commissione Europea, il percorso da intraprendere nella dichiarazione dei redditi è equiparabile a quello da farsi nel caso di rendite ottenute attraverso il trading su altre piattaforme finanziarie riconosciute dalla UE, come quelle da trading di CFD (Contract for Difference, più conosciuto online, soprattutto da noi in Italia, come “trading Forex”).

In questo caso la normativa è già chiara, essendo recente: il Decreto Legge n. 138/2011 convertito nella Legge n.148/2011 e il Decreto Legge n.216/2011, entrati in vigore all’inizio del 2012, prevedono che l’aliquota da imporsi su rendite finanziarie, redditi da capitale e redditi diversi sia del 20%.

A riprova di quanto detto finora interviene la risoluzione 102/E dell’ ottobre 2011 dell’Agenzia delle Entrate, che riguarda sempre i redditi provenienti dal trading di CFD (Forex): ivi i CFD vengono equiparati a uno strumento finanziario (esattamente come è avvenito nelle prime fasi della regolamentazione delle opzioni binarie), qualora la compravendita di valute non abbia scopo/provenienza da transazioni meramente commerciali, e pertanto sottoposta all’aliquota spettante alle rendite finanziarie di un soggetto che non esercità attività d’impresa. Data l’analoga situazione relativa al trading di opzioni binarie, ecco che si trova la risposta per quanto concerne la tassazione a loro relativa.
Purtroppo – dal punto di vista del singolo individuo che paga le tasse… – le minusvalenze finanziarie ottenute nel medesimo modo (cioè le perdite eventuali che si sono avute con il trading) non sono deducibili: fondamentalmente, se si guadagna di viene tassati, se si perde… Amen. Quanto finora detto è il risultato delle manovre finanziarie del nostro governo tecnico: il Paese è in crisi, ha bisogno dell’apporto di tutti, e pertanto – lungi da noi voler far politica, si tratta di una semplice considerazione sociale – non ci pare il caso di lamentarsi.

Dal punto di vista pratico, la dichiarazione delle rendite da trading di opzioni binarie avviene in questo modo: adottando un Regime Fiscale Dichiarativo, il singolo trader deve chiedere al(ai) proprio(i) broker entro il 28 Febbraio dell’anno successivo all’attività di trading in questione un prospetto (certificazione) delle minusvalenze e plusvalenze da lui/lei ottenute nell’anno precedente; una volta ottenuto tale certificato, spetterà al trader il compito di inserirne le informazioni e allegarlo alla sua dichiarazione dei redditi. Non è possibile fare altrimenti con tutti i broker che non hanno sede stabile in Italia, e al momento praticamente non ce n’è nessuno.

Qualora la situazione cambiasse, e uno dei broker si trovasse ad avere una sede stabile in Italia, sarà allora possibile adottare un Regime Fiscale Amministrativo, nel quale il broker effettua una trattenuta pari al 20% sulle rendite in qualità di sostituto d’imposta e pertanto solleva quasi del tutto il trader dalle pratiche burocratiche appena viste.

Questo è quanto, per il momento. Si avranno probabilmente ulteriori sviluppi in futuro, quando la regolamentazione delle opzioni binarie sarà un processo completato e pertanto la Consob autorizzerà i broker dotati di licenza ad operare sul suolo italiano. Vi terremo pertanto aggiornati non appena possibile.

Essendo la dichiarazione dei redditi un tema importantissimo, sia per l’individuo che per la società, raccomandiamo vivamente al Lettore di consultare un commercialista e/o un esperto fiscale al fine di ottenere una consulenza professionale sull’argomento appena trattato. Quanto detto in questo articolo non è da considerarsi come consulenza professionale e non può essere utilizzato come fonte unica di informazioni relative alla tassazione dei redditi provenienti dal trading di opzioni binarie: invitiamo pertanto il Lettore a un comportamento responsabile e di informarsi presso un professionista, al quale potrà presentare questi contenuti come materiale informativo e orientativo al fine di ottenere un responso finale.